viale bligny 42Quello di Viale Bligny 42 è forse uno dei più famosi ed allo stesso tempo incredibili edifici di Milano: un indirizzo che, più che topografico, è un nome proprio, un codice di appartenenza, una realtà forte e condivisa. Te ne rendi subito conto, camminando sul marciapiede della via. Ad un certo punto qualcosa cambia e per settantotto passi costeggi un mondo parallelo, dove non ci sono più i bocconiani dell’angolo precedente, i palazzi borghesi dell’altro lato della strada, i pub latino americani alla moda.

La porta di accesso a questo nuovo mondo, a questa isola nella città, è un tunnel dove c’è sempre qualcuno che passa o che sosta, a qualsiasi ora del giorno e della notte. L’edificio mondo vive in un’altra dimensione. E’ una città in miniatura che sembra anticipare ed accelerare la città e le sue dinamiche. Il palazzo di Viale Bligny 42 è il luogo delle contraddizioni infinite, dove studenti, lavoratori, anziani e famiglie possono vivere a basso costo a due passi dal centro, in una zona dove le case valgono almeno sei volte il prezzo a cui puoi acquistarle al 42. E dove l’arte convive con il degrado: è stato ed è tuttora sede di diverse realtà culturali ed artistiche importanti, quali la Galleria di Emi Fontana, la Galleria d’arte Quintocortile, lo spazio artistico Spazio Nour, l’atelier di Cattelan, la libreria e casa editrice Shake.

 

Storia e architettura di Viale Bligny 42

viale bligny 42

Negli anni tra il 1893 e il 1895, l’industriale Mazzucchelli fece costruire il palazzo in quello che si chiamava corso di Porta Lodovica. Milano stava vivendo la sua rivoluzione industriale e una massa sempre più crescente di contadini si spostava dalle campagne per trovare lavoro nelle fabbriche che sorgevano alla periferia di Milano: la sola vicina OM, rinomata fabbrica di automobili, dava  lavoro a migliaia di operai.

La necessità abitativa era enorme, e per esigenze di mobilità dei lavoratori, oltre che economiche e di spazio, si optò per una struttura ad alveare, con 280 monolocali di venti metri quadrati l’uno, oltre a magazzini e negozi interni ed esterni. Le stanze, prive di servizi igienici, posti allora sui pianerottoli, ospitavano famiglie molto numerose.

Rispetto alla casa di ringhiera, la struttura di Viale Bligny 42 rappresenta un’evoluzione sperimentale: ai locali si accede infatti da lunghi corridoi interni e non da ballatoi esposti alle intemperie. L’arieggiamento igienico è garantito dalla parte delle scale, come si vede in fotografia, e dalla parte finale dei corridoi.

Il punto nevralgico di Viale Bligny 42 è sempre stato il cortile che, considerate le ridotte dimensioni degli spazi privati, prende la conformazione di una grande piazza in cui si incontrano gli abitanti. Qui ancora oggi vanno in scena gli amori e i conflitti di questo teatro urbano. Qui il bene ed il male si incontrano e si stemperano, prodotti di una convivenza subita e a volte problematica. Il cortile è anche sede di un monumento ai morti per la libertà e la dignità del nostro paese: tre lapidi, e tanti nomi, di caduti della prima guerra mondiale, della campagna di Russia e della lotta partigiana.